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Per non dimenticare - Ritrovamenti archeologici Tav PDF Stampa E-mail
Scritto da Idee in Movimento   
Lunedì 30 Gennaio 2012 16:51


Durante i lavori di costruzione della linea ferroviaria ad Alta Velocità furono riportati alla luce molti reperti archeologici in tutta Italia, in particolare nel Lazio, nella tratta della linea ROMA-NAPOLI (lavori iniziati nell'aprile 1994).

 

Al termine della realizzazione della linea ferroviaria, TAV e la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio realizzarono un CD (uscito nel 2003) in cui è possibile vedere mappa dettagliata e ricostruzioni 3D di tutti i ritrovamenti effettuati nella regione.

 

Nel territorio del comune di Ceccano ci furono 3 ritrovamenti. Grazie alle notizie e alle immagini presenti sul CD sappiamo che vennero alla luce:

 

FONTANA DELLA GROTTA

 

Suggestivo luogo di culto articolato su due terrazzamenti di un costone tufaceo in cui era scavata una grotta, fulcro del complesso. Analisi specialistiche testimoniano l'utilizzo del sito dal IV sec. a.C. fino all'epoca cristiana, ponendo il complesso nell'ambito dei santuari in grotta ove il culto pagano ha avuto un'evoluzione-contrapposizione in quello cristiano. Nel sito infatti sono stati ritrovati, in un pozzo non più utilizzato come struttura idraulica, resti sacrificali di animali e due crocifissi databili al XVIII sec. d.C.. Inoltre all'interno della grotta, sul fondo, è stato rinvenuto un bancone, parzialmente distrutto, e il sito di un altare.

Ricostruzione 3D di 'Fontana della Grotta'

 

COLLE DEGLI SCOLOPI

 

Tomba ipogea a fosso, isolata sulla sommità di un rilievo che domina a NO la valle del sacco e a O la grande Villa Cardegna. Databile in base alle risultanze delle analisi al Carbonio14 alla tarda epoca imperiale romana (fine III – IV sec. d.C.), è forse connessa alle ultime fasi di occupazione del grande complesso residenziale presente immediatamente a valle (Villa Cardegna).

 

 

VILLA CARDEGNA

 

La villa romana Cardegna (scavi avvenuti tra aprile 1996 ed estate 1998) si colloca topograficamente in un area denominata 'Le Cocce', di estremo interesse archeologico: tra Fabrateria Vetus (l'odierna Ceccano) e il latifondo senatorio in località Madonna del Piano, nelle immediate vicinanze dell'antica Via Latina, da cui un diverticolo permetteva l'accesso alla villa. Villa Cardegna fa parte dell'insieme delle grandi ville a lunga continuità di vita: può essere datato in un arco cronologico compreso tra la metà del I sec. d.C. e la fine del III-inizi del IV sec. d.C. Il complesso aveva una notevole estensione. La struttura attualmente nota è costituita da due nuclei principali: uno con destinazione termale, uno con destinazione abitativa. La presenza di due impianti termali fa supporre che nella fase finale della vita del complesso ci fosse un uso pubblico delle terme. Nell'area sono stati rinvenuti più di 5800 pezzi: la metà di ceramica, 1/3 circa di marmi/ardesie e per il resto oggetti metallici, vetro e intonaci. Di notevoli interesse sono alcuni pavimenti dell'impianto termale in mosaico con disegni geometrici e figurati. In particolare è presente una scena con mostri marini serpentiformi affrontati e cavalcati da amorini, in tessere bianche e nere, simile ai mosaici presenti negli impianti termali di Ostia antica.

Ricostruzione 3D di 'Villa Cardegna'

 

Questa in basso è l'area in cui è stata rinvenuta la villa all'epoca degli scavi:

 

 

Della villa romana venuta alla luce nel territorio di Ceccano si parlò sulla rivista Focus, con cui il CD da cui abbiamo preso gran parte delle informazioni finora riportate è stato venduto in allegato, e nella puntata del 21 marzo 2009 del programma Rai 'Ulisse, il piacere della Scoperta'.

 

Bello, no? Bene. Ad oggi, febbraio 2012, i reperti ritrovati durante quegli scavi non sono stati ancora resi visibili ai cittadini di Ceccano. E questa è l'area in cui si trovava la villa romana, così come si presenta ora: 

 

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire come sono andate le cose...

 

Dagli articoli di giornale risalenti all'estate 1996, risulta che intorno a maggio, durante i lavori di scavo per la realizzazione della TAV, in particolare del cavalcavia Cardegna, l'escavatore meccanico comincia a tirar fuori 'cocci' romani. La Vianini S.p.A., che sta eseguendo i lavori, informa subito la Soprintendenza Archeologica ma non il comune. Vengono fuori intanto importanti strutture che  risalgono al periodo romano. A quanto pare il comune viene poi a conoscenza del ritrovamento, o comunque comincia ad occuparsene, solo a fine luglio/inizio agosto 1996.

 

Il comune incarica l'architetto Vincenzo Angeletti di redigere una relazione su questo ritrovamento in località 'Le Cocce' (Villa Cardegna).

 

Nella prima relazione inviata (13 settembre 1996) l'arch. Angeletti descrive le strutture ed i materiali ritrovati ed esprime la sua convinzione che si trattasse di impianti termali. All'epoca di questa prima relazione era però venuta fuori solo una parte della struttura, l'architetto ipotizza quindi la presenza di tanti altri ambienti. In base a queste ipotesi l'arch. Angeletti consiglia di ampliare l'area di scavo: “Lo scavo in corso non deve servire a definire le zone 'non archeologiche' all'interno delle quali fondare i piloni del viadotto, per poi ricoprire tutto, ma servire come spunto di valorizzazione di tutta l'area.”.

Infine vengono riportate delle riflessioni di tipo 'tecnico':

  • Il comune potrebbe acquistare l'area interessata dagli scavi dai privati oppure occuparla temporaneamente in attesa di valutare il reale interesse del sito.

  • Per la prosecuzione dello scavo il comune, in base agli articoli 45 e 47 della legge 1089 e 1939, deve rivestire il ruolo di soggetto delle ricerche archeologiche.

  • Va chiesto al Ministero Beni Culturali di porre il vincolo archeologico sulla zona interessata, vista la rilevanza ed il notevole interesse delle strutture rinvenute.

  • Il viadotto DEVE essere oggetto di una variante rispetto al progetto originario, che prevede 10 piloni che insisterebbero pesantemente sulle strutture archeologiche e sull'area circostante.

 

Il 24-01-1997 l'architetto Vincenzo Angeletti invia una Relazione sullo Stato dei Lavori al comune di Ceccano. Qui viene espressa preoccupazione per il perdurare della situazione di stallo dei lavori: si teme che la 'fretta' nel terminare i lavori della TAV, che risultano essere in ritardo, possa far passare in secondo piano l'esigenza di trattare in maniera adeguata lo scavo e gli importanti ritrovamenti venuti alla luce nella località 'Le Cocce'. L'architetto ribadisce i punti espressi nella lettera precedente e sollecita un incontro tra tecnici con la Soprintendenza dei Beni Archeologici del Lazio, mai indetta. Esprime poi la preoccupazione per i reperti, di cui ancora non si conosce entità e consistenza, che, secondo indiscrezioni, sarebbero conservati in luogo non idoneo e non sicuro.

 

Nel febbraio 1997 il comune incarica ancora l'architetto Vincenzo Angeletti di fare un sopralluogo e scrivere una relazione su reperti archeologici trovati in località 'Fontana della Grotta', vicino al sito 'Le Cocce' sempre durante i lavori per la TAV.

 

Il 27 febbraio 1997 e successivamente il 27 marzo 1997 l'arch. Vincenzo Angeletti scrive al comune circa il ritrovamento in località 'Fontana della Grotta'. Nelle due lettere esprime l'ipotesi prima e la conferma poi che la struttura rivenuta sia un insediamento a capanna utilizzato in un arco di tempo compreso tra il IX ed il VII sec. a.C. esteso in un'area più vasta di quella esplorata fino ad allora. Nell'area sono state rinvenute anche due tombe, probabilmente perché all'epoca c'era l'usanza di seppellire i bambini di meno di 12 anni all'interno del villaggio. Inoltre nell'area è presente una grande grotta in parte naturale ed in parte artificiale e sul ripiano affiorano tagli nel tufo, apparentemente vasche e canali. L'interpretazione dei ritrovamenti risulta difficile in quanto l'architetto non è a conoscenza dei materiali recuperati. Consiglia quindi di estendere lo scavo, valorizzare e musealizzare i ritrovamenti avvenuti.

 

Il 22 aprile 1997 il direttore della TAV scrive al Prefetto di Frosinone esprimendo la disponibilità nell'effettuare un sopralluogo congiunto con i rappresentanti delle istituzioni di Ceccano nella località 'Fontana della Grotta' per valutare i ritrovamenti avvenuti. Descrive poi la metodologia utilizzata da TAV per affrontare il problema di conciliare i lavori per la costruzione della linea ad Alta Velocità con i ritrovamenti archeologici, specificando che TAV osserva sempre le prescrizioni emesse dalla Soprintendenza Archeologica competente o dal relativo Ministero, al fine di salvaguardare i ritrovamenti effettuati. In base ad un sopralluogo del 4 aprile 1997, in cui erano presenti illustri esperti di archeologia, non risulta confermata l'ipotesi dell'arch. Angeletti (insediamenti di età protostorica). Il quadro cronologico di riferimento parte dal III-II sec. a.C., protraendosi fino al XVI-XVII sec d.C.. E' stato individuato un sistema costituito da una grotta e da una sorgente. Nell'area antistante alla grotta sono presenti canalizzazioni e vasche.

 

Il 23 luglio 1997 l'architetto Angeletti invia la relazione sui ritrovamenti effettuati in località 'Fontana della Grotta' al sindaco di Ceccano. In breve in questa relazione l'architetto afferma che tra quanto da lui ipotizzato inizialmente e quanto affermato da TAV non ci sono sostanziali discrepanze. La discrepanza esiste invece sull'interpretazione dei tagli nel tufo presenti nell'area superiore: secondo TAV non corrisponderebbero a fondi di capanna, come invece asserito dall'arch.Angeletti, che insiste su questa ipotesi. Infine, riguardo la metodologia utilizzata da TAV per la salvaguardia dei ritrovamenti archeologici avvenuti durante i lavori, l'architetto esprime qualche perplessità, visto che fino a quel momento TAV non ha presentato soluzioni di varianti al progetto originario per le due zone interessate dai ritrovamenti ('Le Cocce' e 'Fontana della Grotta').

 

Dagli articoli presenti sui giornali dell'epoca si evince una diffusa preoccupazione circa la valorizzazione dei ritrovamenti effettuati ed in particolare dei reperti che pare siano stati tenuti in maniera non idonea e sicura. Inoltre sembra che il sito stesso non sia stato adeguatamente protetto da eventuali 'tombaroli'.

 

Il 16 maggio 1998 fu indetto un Convegno: 'I Beni Culturali Risorsa per Ceccano', in cui si parlò dei ritrovamenti avvenuti.

 

Nei mesi successivi, su alcuni quotidiani locali si criticò il 'bel convegno pre-elettorale' tenutosi, a cui però non seguirono azioni concrete per valorizzare e salvaguardare gli importanti ritrovamenti archeologici avvenuti nel territorio ceccanese.

 

A questo punto segue un lungo periodo di silenzio che si protrae fino agli inizi del 2002, quando la soprintendenza archeologica per il Lazio, tramite il funzionario responsabile del procedimento dott.ssa Giovanna Rita Bellini, comunica al Comune di Ceccano la proposta di vincolo archeologico (D.L. n.490 del 29/10/1999) sugli immobili interessati dai ritrovamenti (località Cardegna).

 

Ma ormai è troppo tardi il viadotto ferroviario è stato già realizzato senza alcuna variante al progetto che tenesse conto dei ritrovamenti archeologici.

 

Nell'estate 2011 il Comune ha comunicato di aver deciso di realizzare una sala espositiva permanente con alcuni dei reperti archeologici provenienti dai siti di cui abbiamo parlato, presso il Castello dei Conti di Ceccano.

 

In particolare con determina n.2 del 18/01/2012 si impegna la somma complessiva di euro 10.000 per spese di allestimento e promozione della sezione espositiva.

 

Nei prossimi giorni continueremo a raccogliere informazioni con tutti i mezzi a nostra disposizione per cercare di colmare le lacune della storia che vi abbiamo appena raccontato.

 

Intanto ci rivolgiamo a tutte quelle persone che in questi anni si sono impegnate a cercare di salvaguardare il nostro patrimonio artistico e culturale, ponendo questa prima serie di domande:

1)      Che ne è stato della Villa Romana? E di Fontana della Grotta?

2)      Quali saranno i reperti archeologici che saranno esposti nelle sale del Castello dei Conti?

3)      Saranno esposti, oltre al materiale fittile, anche i preziosi ritrovati e catalogati (alleghiamo lista originale)?

4)      Cosa è stato portato negli altri Musei, ad esempio in quello di Ceprano?

5)      Perché è stato fatto ben poco dagli amministratori per evitare che le fondazioni dei viadotti insistessero sulla Villa Romana?

6)      Che ne sarà di tutto quello che è stato ritrovato e silenziosamente ricoperto?

 

Scommettiamo che la sala espositiva sarà aperta al pubblico poco prima delle elezioni amministrative. Vi suggeriamo di stampare la lista allegata e verificare che tutto venga esposto.

 

Per il momento è tutto, vi terremo aggiornati.

 

 

 

Allegati:
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