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Immaginiamo un’azienda, per esempio un mobilificio che produca mobili in legno massello, di rovere. Per poterli costruire, l’azienda necessita, in primis, di risorse che, verosimilmente, devono essere prelevate dal sistema ambientale/territoriale (Natura). Qualsiasi bene prodotto o tecnologia utilizzata consuma risorse naturali, inevitabilmente destinate a finire, se non si ha una concezione sostenibile della produzione di beni. L’azienda per produrre mobili tradizionali in legno massello deve procurarsi la quantità di legname sufficiente a realizzarli, oltre chiaramente, a colle, viti e quant’altro necessario, oppure può inventarsi un nuovo modo di fare mobili, opzione sempre possibile e legata alla creatività dell’imprenditore. Comunque vengano costruiti e qualsiasi tecnologia si utilizzi, le materie prime devono per forza essere prelevate sempre dal sistema ambientale/territoriale.
Il processo produttivo può semplificarsi quindi come segue:
- Estrazione della risorsa da un sistema naturale (in questo caso il legno, in assoluto il materiale più sostenibile)
- Sintesi tecnologica (utilizzo di tecnologie adeguate alla lavorazione della risorsa, per esempio, seghe, troncatrici, piallatrici ecc)
- Realizzazione della materia prima grezza, (tavole, travi, segatura ecc.)
- Lavorazione materia grezza (per produrre compensati, listellati, tavolame ecc.)
- Produzione dei beni di consumo con tecnologie e tecniche adeguate (mobili, finestre ecc.)
- Utilizzo dei prodotti di consumo (in casa, ufficio ecc.)
- Riciclo dei prodotti dismessi
Questo processo è insito nella produzione di tutti i prodotti/beni e servizi consumati. Possono esserci variazioni, in funzione del tipo di risorsa utilizzata, ma la sostanza rimane la stessa. Ora, immaginiamo che l’azienda produttrice di mobili, in espansione crescente, intenda quotarsi in borsa. Su quali basi si dovrebbe valutare il vero “valore” aziendale? Qui, il concetto di “valore” si disgiunge. La componente etica del valore non si considera e, per valutare qualsiasi prodotto, diventa preponderante l’aspetto legato al profitto monetario. Pertanto, nel sistema economico tradizionale, si valuta esclusivamente il capitale economico dell’azienda, con diversi metodi:
- Metodo patrimoniale
- Metodo reddituale
- Metodo patrimoniale - reddituale
Tutti questi metodi non considerano in maniera adeguata il capitale naturale a disposizione dell’azienda, perché di fatto, qualsiasi azienda/industria, valuta il capitale naturale come avente esclusivamente un valore fondiario, e non come capitale economico capace di produrre ricchezza. Figuriamoci poi, fare il rendiconto di eventuali danni arrecati all’ambiente e alla salute, derivanti dall’attività produttiva.
Invece, il capitale naturale è fondamentale per produrre lavoro e ricchezza.
Ciò premesso, nella valutazione di un’azienda avrebbe senso riconsiderare la componente etica del concetto di “valore”, in conformità a due criteri o parametri economici fondamentali, capaci di generare lavoro, stabilmente In breve , i concetti sono:
- Valore etico del capitale naturale d’impresa, che possiamo chiamare anche, risorsa produttiva (misuratore del benessere non solo economico ma in generale)
- Sviluppo (inteso nel senso più Sostenibile possibile)
Il valore dell’azienda è vero valore se, per produrre, per esempio mobili, l’azienda utilizza risorse naturali proprie, quindi metta in atto una filiera economica corta, (risorsa-produzione – consumo - riciclo), autosufficiente e che dimostri equilibrio tra capacità produttiva e biocapacità del sistema ambientale/territoriale, da cui si prelevano le risorse. In questo senso il valore dell’azienda quotata, potrebbe garantire l’ipotetico mercato finanziario, poiché essa crea sviluppo/lavoro in equilibrio con l’ambiente e quindi sviluppo sostenibile nel tempo, non solo per l’azienda ma, anche per chi vi lavora. In questo contesto, le speculazioni borsistiche non sarebbero possibili, perché il valore delle quote azionarie, costituenti il principale strumento di espansione aziendale, è ancorato, oltre al valore economico del bene, allo stock di risorse naturali disponibili e quindi al vero valore del bene prodotto che, a sua volta è legato/interconnesso alla bio-capacità dei territori, quindi alle risorse stesse. Un sistema siffatto si autoregolerebbe proprio perché legato alla bio-capacità del territorio, in quanto, non si può fondare un’azienda, qualsiasi essa sia, se non dispone di risorse, ossia del capitale naturale, prima che finanziario. Infatti, essa ha bisogno di territorio sia per essere edificata, sia per le materie prime necessarie all’attività imprenditoriale. Gli aspetti finanziari sono secondari perché si possa mantenere viva l’attività aziendale. Discorso più complesso sarebbe quello legato alla produzione di beni e servizi immateriali, i quali comunque però dipendono strettamente dall’esistenza di beni materiali.
Produrre sostenibile, allora, significa non eccedere nel consumismo sfrenato e, soprattutto, significa equilibrio tra domanda e offerta. Sarebbe sicuramente interessante calcolare l’impronta produttivo/consumistica delle aziende. Ci accorgeremmo con certezza che i sistemi produttivi, fin qui adottati, sono e saranno, in un futuro ormai vicinissimo, sempre più insostenibili.
Questo semplice e paradossale esempio, ci permette di mettere meglio a fuoco la complessità dei problemi che è necessario affrontare. Pensiamo, però anche, ad esempio, a un’industria automobilistica, la quale richiede risorse in quantità notevoli. Tali risorse non sono certo infinite e sono estratte non in armonia con i processi naturali, provocando danni irreparabili all’ambiente proprio perché l’estrazione di tali risorse non rispetta i cicli naturali, ossia la capacità rigenerativa dei territori che supportano le attività economiche. Oltre all’industria automobilistica, sono molte altre le industrie che destabilizzano i sistemi naturali, intesi questi come beni comuni, al di fuori di logiche produttive sostenibili orientate alla salvaguardia del nostro futuro. Saremo pertanto costretti a cambiare molto presto la nostra idea di sviluppo, proprio perché tali problematiche riguardano qualsiasi prodotto di consumo. Per questo motivo sarà importante riprogettare insieme un sistema economico ormai obsoleto che non è più aderente ai cambiamenti di una società complessa e dinamica. E’ necessario quindi un cambio di paradigma, basato su nuovi valori, che favorisca la nascita di una nuova economia creativa che produca nuovi tipi di beni in armonia con la natura e con la società.
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