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Obiezione di incoscienza PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Popolla   
Giovedì 16 Febbraio 2012 14:43

 


Ho rinunciato a dire la mia per uscire con gli amici, ma poi mi sono chiesto : Dove andiamo se non c'è un posto che ci accolga.

Ho rinunciato a contraddire chi mi comanda, ma poi mi sono chiesto: Non costringerò, così facendo, mio figlio a fare lo stesso?

Ho rinunciato a dire la mia per uscire con le ragazze, rimorchiare, ma poi mi sono chiesto: E se ci riuscissi una volta per sempre davvero, che futuro potrò garantire alla mia famiglia?

 

Ho rinunciato a dire la mia, a fare politica, perché ero troppo impegnato a studiare, ma poi mi sono chiesto: Se non viene premiata la competenza, troverò mai un lavoro, riuscirò mai a metter in pratica le mie capacità?

 

 

 


Ho rinunciato a fare politica, perché mi è sempre piaciuto suonare e non volevo perdere tempo con simili affari, ma poi mi sono chiesto: Dove posso esprimere la mia abilità di musicista se la cultura non è pervenuta nella mia città?

Ho rinunciato a fare politica per votare il mio amico di vecchia data, non so se sia competente a rappresentarmi, poi mi sono chiesto: e se fosse stato un cardiologo mi sarei appurato delle sue competenze?

Ho rinunciato a fare politica lavorando sulle idee e sui principi perché nessuno lo fa, e in termini di voti non ci guadagnerò mai, poi mi sono chiesto: aiuterò così il mio paese, qual è l'obiettivo primario di un politico, ottenere l'incarico o creare una coscienza civica aiutando i cittadini a soddisfare le proprie esigenze?

Ho rinunciato a non fare politica, perché non facendola sarei la manifestazione sbiadita di me stesso e non avrei il coraggio di dire ai miei figli quando me lo chiederanno il nome del responsabile del degrado in cui vivono: Io.

 

 

 

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