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 Ho rinunciato a dire la mia per uscire con gli amici, ma poi mi sono chiesto : Dove andiamo se non c'è un posto che ci accolga.
Ho rinunciato a contraddire chi mi comanda, ma poi mi sono chiesto: Non costringerò, così facendo, mio figlio a fare lo stesso?
Ho rinunciato a dire la mia per uscire con le ragazze, rimorchiare, ma poi mi sono chiesto: E se ci riuscissi una volta per sempre davvero, che futuro potrò garantire alla mia famiglia?
Ho rinunciato a dire la mia, a fare politica, perché ero troppo impegnato a studiare, ma poi mi sono chiesto: Se non viene premiata la competenza, troverò mai un lavoro, riuscirò mai a metter in pratica le mie capacità?
Ho rinunciato a fare politica, perché mi è sempre piaciuto suonare e non volevo perdere tempo con simili affari, ma poi mi sono chiesto: Dove posso esprimere la mia abilità di musicista se la cultura non è pervenuta nella mia città?
Ho rinunciato a fare politica per votare il mio amico di vecchia data, non so se sia competente a rappresentarmi, poi mi sono chiesto: e se fosse stato un cardiologo mi sarei appurato delle sue competenze?
Ho rinunciato a fare politica lavorando sulle idee e sui principi perché nessuno lo fa, e in termini di voti non ci guadagnerò mai, poi mi sono chiesto: aiuterò così il mio paese, qual è l'obiettivo primario di un politico, ottenere l'incarico o creare una coscienza civica aiutando i cittadini a soddisfare le proprie esigenze?
Ho rinunciato a non fare politica, perché non facendola sarei la manifestazione sbiadita di me stesso e non avrei il coraggio di dire ai miei figli quando me lo chiederanno il nome del responsabile del degrado in cui vivono: Io.
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