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Chiedo al Lettore di fare uno sforzo d’immaginazione e di pensare per alcuni istanti alle immagini degli spazi urbani che lungo l’articolo andrò a proporre: per alcuni saranno pura fantasia, per altri un ricordo quasi sbiadito dei tempi oramai trascorsi, per altri ancora saranno invece memorie di esperienze vissute lontano dalle disgraziate città della Ciociaria. Qualunque sia la prospettiva di chi legge, chiedo comunque al Lettore di confrontare le scene descritte con quelle che invece vive nel rapporto quotidiano che instaura con lo spazio urbano che lo accoglie.
Cominciamo: immaginate di uscire di casa, in pieno centro, e di ritrovarvi lungo un viale alberato, con successioni di pini, cipressi e pioppi che sembrano giocare con lunghe file di aiuole ben curate, riccamente abbellite da rose che formano composizioni di cui la vista presto si innamora. Lo sguardo si perde in lontananza, passa in rassegna una sfumatura dopo l’altra, i colori fluiscono: dagli occhi passano alla mente, ed emozionano.
Intanto anche le orecchie partecipano a questo momento: il vento accarezza le foglie e dona suoni e tonalità che appartengono solo alla natura. A questi si aggiungono anche i suoni dell’uomo, certamente meno soavi e delicati, ma comunque piacevoli, perché più vicini al nostro essere: i bambini giocano lungo il viale, le mamme spingono le carrozzine, gli amici chiacchierano di gusto, gli innamorati, invece, seduti in disparte sulle panchine, lo fanno amorevolmente. E si sentono anche i profumi e gli odori, che si dice non abbiano memoria, ma solo ricordi, e che per questo donano immediatamente un senso di benessere e di quiete.
Nessuno sembra aver fretta, tutti vivono il desiderio di sentire il proprio corpo: ci si muove a piedi, tuttalpiù in bici. Molti bambini utilizzano poi in tranquillità lo skateboard o il monopattino. Quando proprio non se ne può fare a meno, c’è qualcuno che utilizza i mezzi pubblici che, timorosi di interrompere la letizia che li circonda, attraversano tutta la città muovendosi come sul velluto.
Lo spazio urbano sembra una madre amorevole che accoglie i propri figli, lasciandoli in libertà: i bambini più piccoli giocano nel parco in cui l’unico divieto recita: "Vietato non giocare", mentre quelli più grandi, zaini in spalla, si dirigono verso la biblioteca per fare i compiti del giorno dopo; un cane e un gatto si rincorrono allegramente non curanti della curiosità che suscitano tra i passanti e dello spavento che per qualche istante hanno lasciato nel cuore di un usignolo tutto intento a fare il proprio nido; gli anziani discutono animatamente seduti intorno ad una fontana che di tanto in tanto, senza preavviso, lancia in aria zampilli maestosi che poi ricadono nella vasca con traiettorie sempre differenti; nel frattempo le casalinghe, in mille faccende affaccendate, passano in rassegna i banchi della frutta e della verdura che i contadini, di ritorno dai loro orti, hanno appena allestito.
Insomma, stiamo immaginando una città che favorisce una continuità vibrante tra noi e l’altro, una trama di rapporti che formano comunità solidali e che fanno sentire l’individuo parte di un qualche cosa di bello. Tutto è in armonia, ogni cosa sembra procedere da e protendere verso il bello. "Soltanto la bellezza salverà il mondo" diceva Dostoevskij al suo tempo. A questo punto mi domando: e se Dostoevskij avesse ragione, se davvero solo il "bello" può salvare il mondo, se davvero è possibile sentirsi un cittadino pieno e vero solo quando si è accolti dalla bellezza, allora quale destino triste è toccato in sorte ai cittadini di oggi e, soprattutto, quale funesto periodo sociale e politico vivono i cittadini di Ceccano?
Mi domando questo, perché mi sembra che le immagini che sono state richiamate sopra, ma anche le molte altre che potremmo descrivere pensando a una città a misura di uomo, e il Lettore me ne potrà dare conferma, non trovano corrispondenza alcuna nella realtà di Ceccano. Quando mi muovo in città mi sorprendo sempre a domandarmi: dov’è il "bello" a Ceccano? Me lo domando da tanto, ma non trovo risposta. Mi sembra che essere cittadino di Ceccano voglia dire essere un umano fragile, essere un vaso di coccio in mezzo a tanti vasi di ferro. La città sembra concepita a misura di auto: nessun pedone può muoversi senza rischiare di essere investito oppure intossicato dagli scarichi; non ci sono punti di aggregazione, tanto che i giovani hanno eletto a punto di incontro un parcheggio; le piazze invece sono occupate dalle auto; di spazi verdi ce ne sono davvero pochissimi e quelli esistenti spesso sono lasciati all’abbandono.; è quasi impossibile muoversi a piedi da un punto all’altro della città e il centro storico, che pure farebbe invidia a molti borghi medievali, è lasciato ad uno stato di completo abbandono. Se poi ci osserva il modo in cui si è costruito in questi anni allargando il tessuto urbano con nuove abitazioni e edifici, si assiste a un gioco inarmonico fatto da colate di cemento che sembrano gettate a caso. Questa è Ceccano!
Alcuni staranno forse già pensando che questa realtà e rinvenibile oramai in quasi tutte le città moderne e che una città come quella descritta all’inizio è oramai un sogno utopico che non è più possibile avere. Opinioni legittime ma secondo me non giustificate: tante esperienze ci dicono che una città a misura d’uomo, rispettosa delle necessità di ogni individuo e attenta alle esigenze del cittadino è ancora possibile, basta volerlo, basta cambiare prospettiva, basta cambiare il modo di fare e concepire politica. Anche Ceccano può di nuovo essere una città a misura di uomo: ci vorrà del tempo, questo si, ma se davvero si vuole cambiare occorre cominciare fin da adesso, con proposte concrete e azioni mirate. Ed allora, in chiusura di questo pezzo, voglio proporre delle azioni che, a mio avviso, se attuate, possono riportare un po’ di bellezza a Ceccano, restituendo gli spazi urbani ai loro legittimi proprietari: i cittadini.
Comincio col proporre un:
cambiamento del punto di partenza da cui si fa politica:
il fare politica oggi parte da presupposti sbagliati: soprattutto a livello locale le preoccupazioni dei decisori politici riguardano i piani di mobilità per le auto e per i mezzi pubblici (quando ci sono), lo sviluppo dell’urbanistica, lo sviluppo di una comunità con il “più”: più produzione, più consumi, più abitazioni, ecc.; questo modo di fare politica, che poi è un modo di concepire il mondo, ha allontano i decisori politici dal punto nevralgico su cui la gestione della cosa pubblica si fonda, cioè l’individuo; le esigenze degli individui sono passate in second’ordine e questo ha portato le storture che oggi siamo costretti a subire in città: traffico, inquinamento, spazi verdi assenti, ecc.; propongo di ribaltare completamente la prospettiva, di tornare a fare politica partendo dalle esigenze degli individui e attuando strategie e scelte politiche a misura d’uomo.
Proseguo con un’altra proposta che di nuovo interessa il modo in cui si fa politica:
favorire processi di progettazione partecipata:
di recente, si è assistito a un sensibile scollamento tra i decisori politici da una parte e i cittadini dall’altra, situazione patologica che si è resa evidente ai giorni d’oggi con la significativa sfiducia che subiscono i politici e i partiti: il cittadino non si sente può destinatario privilegiato delle politiche e vive, altresì, un senso di impotenza e di scoramento rispetto alle scelte importanti che riguardano la propria città e la propria vita; propongo di favorire percorsi di progettazione partecipata attraverso la creazione e la messa in opera di forum cittadini in cui i piani di sviluppo urbanistico, sociale e culturale della città di Ceccano vengano discussi (e ridiscussi) in forma allargata, lasciando ad ogni cittadino, specie quello più direttamente coinvolto, la possibilità di poter esprimere liberamente un’opinione ma anche l’opportunità di poter contribuire fattivamente al processo di progettazione.
Concludo, infine, con dei piani di azione più concreti. Essi sono:
l’adesione alla rete delle città sane:
Il progetto "Città sane" è una rete che raccoglie tutti quei Comuni italiani che cercano di risolvere le fragilità del cittadino di oggi attraverso politiche che ridisegnano lo scenario urbano, favorendo lo sviluppo degli spazi verdi e dei luoghi di aggregazione, stimolando l’assunzione di stili di vita attivi, arricchendo di possibilità culturali e di svago i quartieri della città; attraverso l’adesione alla rete, i Comuni si impegnano a condividere esperienze, a mettersi in relazione, a confrontarsi, ma anche a sottoscrivere un patto con i cittadini che impegna i decisori politici in azioni che concretamente cercano di favorire il benessere del cittadino; propongo, come primo atto per la nuova Giunta che verrà formata nel 2012, che la città di Ceccano aderisca e si faccia parte attiva della rete;
l’adozione e la messa in opera di un piano per il verde:
la crescita urbanistica della città di Ceccano oltre che inutile, si presenta scriteriata, senza una logica palese (se non quella del profitto e dell’interesse economico di molti); nonostante questo, specie nelle zone periferiche, rimangono ancora spazi non cementificati che, se opportunamente censiti, possono rappresentare una risorsa poiché possono essere adibiti a spazio verde da offrire al cittadino (si pensi ad esempio a quale enorme beneficio per il cittadino, non solo di Ceccano, potrebbe offrire una sapiente gestione di Bosco Faito); propongo un censimento delle aeree verdi da adibire all’utilizzo pubblico e la successiva messa in opera di tale aree anche attraverso una progettazione partecipata;
l’adozione e la messa in opera di un piano colore:
osservare le facciate delle case del centro di Ceccano, ma anche della periferia, significa perdersi in un ginepraio di colori che insultano gli occhi; molte città hanno da tempo avviato piani di armonizzazione del colore atte sia a favorire il benessere dei cittadini ma anche a rendere più desiderabili gli spazi urbani per i turisti (e Ceccano dovrebbe cominciare ad attirarne); propongo la discussione in forma partecipata e l’adozione di un piano colore;
l’adozione e la messa in opera di un piano per una mobilità sostenibile:
muoversi per la città è diventato quasi impossibile: le auto e i mezzi motorizzati la fanno da padrone incontrastati rendendo quasi impossibile lo spostamento con mezzi non meccanici (a piedi o in bicicletta, per esempio); quando si parla di piani di mobilità però, si pensa sempre a come rendere le strade più percorribili per le auto; propongo di cambiare totalmente prospettiva e sviluppare un piano che impegni l’Amministrazione a favorire la mobilità sostenibile del pedone.
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